Critiche d'arte su Paolo Spinoglio

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La potenza della scultura e' da sempre localizzata nella possibilita' di plasmare con le proprie mani pezzi informi che prendono vita. E' un esercizio quasi divino. Creare una forma dai tratti antropici regala allo scultore nuova forza creativa, Nell'opera di Paolo Spinoglio si riscontra la stessa forza plasmatrice che riesce a dare vita ad uno straordinario momento scultoreo in cui l'autore si trova dinanzi alla possibilita' di concepire qualcosa di straordinario. […] Paolo Spinoglio riesce in un'impresa davvero singolare: regalare un'anima alle sue sculture condividendone il segreto con i suoi interlocutori.(Paolo Levi)

[…]Con la sua opera, che comprende terre refrattarie e ceramiche, bronzi e marmi, dipinti e disegni, Spinoglio attraversa idealmente tutto il Novecento per il tramite di un viaggio ulissideo (il mythos di un eroe, dice Omero, poikilometes, cioè che ha il dono di una mente "dai molti colori") che arriva, dopo la grandissima, sublime, avventurosa rapina di Arturo Martini, al punto dove la scultura, ignorando non per superbia o per indifferenza ma per naturale distacco quasi ogni influsso estetico e formale, si fa fabula, sentimento e verità. Tale tragitto scorre, come un fiume calmo ma vivo, tra le opposte sponde, le diverse estremità, di arcaismi, di primitivismi, di archeologismi, di mitologie da una parte e di modernismi, con deformazioni e con lacerazioni dall'altra. Passa di lato, distante, sempre esterno alle più varie esperienze di tendenze o di gruppi; non si possono porre, a suo riguardo, questioni di avanguardia, di astrazione, di ricerche sperimentali, di dramma informel, di emergenza della materia, e neanche di visione classica. […] In effetti, Spinoglio sembra solo di fronte alla materia che attende la sua mano o il suo strumento per essere violata, impastata, colorata, invetriata e cotta al forno, con una techne da cui è bandito ogni orpello, ogni movimento decorativo, ogni scoria, ogni configurazione che non sia essenziale, necessaria a quel rapporto immediato tra moto dell'animo e sua espressione, tra phronesis, pensiero e sua incarnazione plastica. In due terrecotte monocrome della maturità, Donna con cane del 1991 e Bambina alla finestra del 1993, l'azione è fissata in un momento in cui si concentra un intero racconto, il senso di un'esistenza, di una consuetudine, di una fatalità data in tenerezza e in umana solitudine, mentre in Amanti rossi, sempre del 1993, si manifesta un'agitazione di sentimenti e di forme, di amore e di natura: l'unione tra l'uomo e la donna come materialità e sacralità della vita. Sennonché, Ragazza con vestito blu del 1995 circa e Donna a fette colorata del 1999 rivelano una personale e metaforica interpretazione scultorea dell'"oscuro grembo" di Martini, ma ancora un desiderio di consumare le superfici nella tessitura pittorica, e i due aspetti corrispondono alla physis, all'indole spinogliana che, se è fondamentalmente istintiva e spontanea, svela nondimeno ‒ con Donna uovo del 1998 e con Busto di afghana del 2001 ‒ un'intensa sensibilità artistica e culturale. (Floriano De Santi)

Nelle piccole come nelle grandi sculture di Paolo Spinoglio "si sta" come in una casa, nella propria casa dove tutti gli oggetti sono riconoscibili. In questo senso e' stato scritto che si trattava di una scultura del "quotidiano". Le sue immagini non hanno nulla che alluda al mitico e nello stesso tempo e' il quotidiano che diventa mitico. Spinoglio è tutto presente nella nostra vita dei nostri giorni. La sua scultura vuole essere consumata come una "cena". Spinoglio la costruisce proprio perché non ci sia alcun distacco fra noi e la sua opera. Nelle sue crete non vi sono delle tinte, delle nuances. La sua scultura e' quasi in forma di pittura e la si puo' avvicinare alla parete vicino ai quadri che eventualmente si posseggono. La scultura di Spinoglio e', in altre parole, una forma di vita che continua e che cerca un universo di pace. (Domenico Rea)

Paolo Spinoglio ha seguito le sue sculture con una passione infinita, instancabile nel suo cercare sempre di fare il massimo, in un esilio permanente. Ogni scultura di che ha creato rende evidenti frammenti di disperazione, gioia, amore, sesso, curiosita'. […] Spinoglio ha sviluppato il desiderio di un'arte di equilibrio, purezza e tranquillita', libera da ogni elemento di disturbo, mantenendo costante la sua ambizione nel proprio lavoro. Le sue opere manifestano una tremenda lucidità che trasmette serenità ed intensità. Verso la fine i soggetti sono piu' liberi, espressive e ci sono sorprese magnifiche tali da farci stupire della sua capacità di materializzare i sogni. […] Spinoglio ha anche sfidato la materia scegliendo di lavorare in modo dimesso con l'argilla. Comprendendola complessità dell'immaginario, la magia e lo splendore della terracotta. La caratteristica essenziale della scultura di Spinoglio e' la capacita' di giudicare la minuziosa serenita', la descrizione, la tranquillita' e l'allestimento della sua opera. (Victor De Circasia)

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Ciò che Spinoglio ha inseguito (accuratamente, istintivamente direi, quasi per evitarne il fastidio) e' uno stile, scarno ed esclusivo, che nella speranza tecnica e nella perfezione grammaticale esaltsasse il valore lirico dell'anima significante. Ha progressivamente allungato il busto alla figura, singola o gruppo, ieratica, totemica, solenne. […] Gli occhi delle opere di una inespressa maturità non hanno speranza. Sono velati, spesso nascosti, senza pupilla e senza luce; non ti osservano, non li vedi. Sfingi immobili, sacerdotesse del mistero, testimoni della sofferenza, dell'inutilità di resistere al destino che tutto ha – perche' tutto e'- scritto, e non puoi farci niente, e allora resti a fissare il vuoto, ad immergerti nella profondità inesplorata del nulla. Immenso come l'infinito. (Gianfranco Schialvino)
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