vita di Paolo Spinoglio

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Paolo Spinoglio, che ci ha lasciato nel 2002, non ha mai interrotto la sua ricerca artistica e poetica,

nemmeno nel periodo di grandissime sofferenze fisiche che vanno dal 2001 al maggio del 2002, mese della sua morte.Era nato nel 1956, gemello di Luigi, astrofisico, fratello di Cristina, traduttrice con frequentazioni filosofiche e figlio di Tullio, artista e industriale, categoria abbastanza nutrita di esponenti nell'Italia settentrionale degli anni cinquanta e sessanta del Novecento - e di Amalia Tribocco.

Questa famiglia, per molti motivi, oltre a esser stata molto unita e solidale si era distinta, negli anni, per uno smisurato amore per i classici dell'arte visiva. Paolo è cresciuto in un appartamento di corso Fiume, a Torino, all'interno del quale erano appesi oltre duecentocinquanta quadri e che ospitava pure numerose sculture di piccola e media dimensione. Iniziò a disegnare a otto anni e non smise per tutta la vita. Fin da bambino, con il padre,frequentò assiduamente, in Italia e in Francia, numerosi musei, molte gallerie d'arte, nonché gli studi di alcuni pittori.

Dal 1970, anche grazie a incontri e amicizie nell'ambiente del Liceo Massimo d'Azeglio di Torino,

, dedicò moltissimo tempo alle Gallerie d'Arte torinesi e, frequentandole, fu influenzato da alcuni ambiti differenti e fondamentali per la cultura artistica di quegli anni: il post-impressionismo, l'arte astratta, la pop art e l'arte concettuale. Utilizzò, per dipingere, lo studio di via Bidone, 24 che il padre aveva affittato da un noto critico, Angelo Dragone, e quel luogo, per circa dieci anni, dal 1972, divenne punto di incontro di molti adolescenti torinesi appassionati d'arte. In quel periodo fu discepolo di Carlo Giuliano, direttore dell'Accademia di Belle Arti di Torino dal 1992 e titolare del Corso di Scenotecnica presso la scuola di Scenografia dell'Accademia dal 1971.

Nel 1973, Luigi Carluccio curò "Combattimento per un'immagine. Fotografi e pittori" una mostra internazionale per la Galleria d'Arte Moderna di Torino; qui avvenne l'inizio di un sodalizio di ricerca e di discussione nato tra i banchi di scuola con Lino Sturiale, coetaneo, che si occupava di fotografia e di arte. Sulla base dei contenuti di quella mostra, visitata per molti giorni di seguito, in quel 1973, iniziò una discussione che sarebbe durata trent'anni. Di quel periodo fanno parte molti disegni, quadri, fotografie e opere, appunto che miscelano le tecniche della pittura, del disegno e della fotografia, che oltre a rappresentare il corpo di un'attività di sperimentazione, a tratti febbrile, testimoniano del versante di intenzione poetica di Paolo Spinoglio. Contemporaneamente, come ha fatto per tutta la vita, non tralasciava di produrre piccole serie di minuscole opere da regalare ad amici, docenti, persone che incontrava, come, ad esempio, i Pescioli, piccoli pesci, fusi in piombo, nella cifra dei disegni di Matisse e di Picasso. Fu molto colpito pure da un libro, uscito in quegli anni per Einaudi: La Fotografia, di Ugo Mulas, che oltre a presentare la scena artistica contemporanea internazionale (soprattutto statunitense) descriveva con il linguaggio preciso e poetico al tempo stesso delle immagini (in bianco e nero) le ragioni del processo di produzione artistica e il farsi dell'Arte visiva.

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Si comprò una Nikkormat, e poi una Nikon F, e si organizzò una camera oscura.

Rivide cento volte Blow Up di Michelangelo Antonioni, e si formò, nel breve volgere di qualche anno, una cultura cinematografica invidiabile, degna di un docente di storia del cinema. Era, in quegli anni, gioviale e schivo al tempo stesso, sprezzante e timido, a tratti, sempre molto apparentemente trasgressivo e al tempo stesso molto rispettoso degli altri. Arrivò il primo amore, per pochi mesi, e poi, si rifiutò di accettare nuovi legami sino al momento in cui, nel 1976, conobbe Raffaella Mirandola, nel corso di un viaggio tra Spagna e Marocco durato alcuni mesi. Divenne la sua compagna, poi la madre dei suoi figli e infine sua moglie. Nel frattempo, dopo la maturità, conseguita nel 1975, e dopo un viaggio, via terra, da Torino a Mazar El Sharif, si iscrisse prima alla Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Torino, poi ad Architettura e in seguito al corso di Laurea in Archeologia dell'Università di Torino, ma le sue inquietudini, forse persino i relativi agi in cui viveva, gli impedirono di concludere gli studi universitari.

Tra il 1975 e il 1978, con Lino Sturiale, si avvicinò molto all'ambiente dell'Arte concettuale e in particolare all'Arte Povera torinese, divenendo amico di Gilberto Zorio, Salvo Mangione, Paolo Mussat-Sartor, Michelangelo Pistoletto, Braco Dimitrijevic, Mario Merz, Gian Enzo Sperone. Dopo anni di sperimentazione, molto influenzato dalla "scoperta" di Balthus, torna a lavorare con la figuratività, trovando una dimensione personalissima della rappresentazione poetica degli affetti in senso universale e della figura umana intesa come immagine di speranza e ricerca.

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